Rapporto di polizia e verbale: l'IA senza esporre l'indagine
Fine turno, tre rapporti da scrivere e una domanda che torna: posso passare tutto questo in un'IA? Lo stesso compito fatto due volte, prima senza precauzioni, poi senza che nulla del caso esca.
È quasi mezzanotte. Il turno sta finendo, la pattuglia ha avuto in sequenza una lite tra vicini, un incidente con soli danni materiali e un fermo per furto, e restano tre rapporti da scrivere. Il collega accanto lo dice ad alta voce: «Farei prima se incollassi i miei appunti in un'IA.» Poi, dopo un attimo: «Ma si può fare?»
La risposta breve: non come stava per farlo. La risposta utile sta in due compiti svolti due volte, prima come si fanno troppo spesso, poi come andrebbero fatti.
Che cosa il segreto investigativo impone a chi redige un verbale
In Svizzera il segreto d'ufficio è tutelato dall'art. 320 CP, e il Codice di procedura penale impone il segreto ai membri delle autorità penali. In Italia gli atti d'indagine sono coperti dal segreto ai sensi dell'art. 329 del codice di procedura penale, e la rivelazione di segreti d'ufficio è punita dall'art. 326 del codice penale. In entrambi i Paesi i dati trattati a fini penali rientrano in un regime di protezione dei dati particolarmente rigoroso.
Un rapporto o un verbale concentra tutto ciò che questo segreto protegge: l'identità degli indagati, delle vittime e dei testimoni, indirizzi, targhe, numeri di procedimento e, a volte, la pista che si sta seguendo. A questo si aggiunge ciò che è proprio del mestiere: il verbale riferisce ciò che l'ufficiale o l'agente ha constatato, sentito o fatto. È firmato. Nessun altro può scriverlo al posto suo.
Infine, la vostra direzione, il vostro comando o il vostro corpo di polizia ha le proprie regole sugli strumenti informatici. Sono loro a prevalere. Se escludono qualsiasi strumento di IA, la strada corretta è segnalare l'esigenza, non aggirare la disposizione.
Provate con il vostro casoLe vostre note restano nel browser, mai sui nostri server.
Preparare un rapporto di polizia senza far uscire il caso
Prima: gli appunti della notte incollati così come sono
L'agente apre un'IA di largo consumo e incolla i suoi appunti grezzi: nome e data di nascita dell'indagato, indirizzo dell'abitazione, targa del veicolo, dichiarazioni riferite dalla vittima, numero del procedimento. Chiede un rapporto già scritto. In pochi secondi l'intero caso si trova presso un fornitore che né il servizio né le persone coinvolte hanno scelto, e che spesso conserva la cronologia delle conversazioni. Il testo ottenuto, in compenso, è scorrevole: l'IA ha riempito i vuoti con formule plausibili, e alcune frasi descrivono cose che nessuno ha constatato.
Dopo: una traccia, dei segnaposto, i fatti restano nel gestionale
Ciò che richiede tempo raramente è ricordare i fatti: è metterli in ordine, non dimenticare nulla, tenere una cronologia pulita. Questo lavoro non richiede alcun elemento del caso. L'agente chiede quindi una traccia a partire da una situazione descritta in termini generali, e indica le persone con dei segnaposto: [PERSONA 1], [VEICOLO], [LUOGO], [ORA].
Proponi una traccia di rapporto per un fermo dopo un furto in un negozio, senza alcun nome: origine dell'intervento, constatazioni all'arrivo, persone presenti indicate con segnaposto, misure adottate, oggetti ritrovati, seguito dato. Sotto ogni voce, elenca le domande che devo pormi per non dimenticare nulla, e segnala ciò che rientra nella constatazione e ciò che rientra nella dichiarazione.
Lo fa in IA Confidential, su un modello confidenziale. Per impostazione predefinita, l'assistente risponde con modelli aperti installati su server in Svizzera e in Europa, fuori dalla portata del CLOUD Act, che non conservano nulla delle vostre conversazioni. La traccia ottenuta la riporta nel gestionale di procedura, dove scrive lui stesso i fatti, con i veri nomi. L'IA non ha mai saputo di quale caso si trattasse.
Rileggere un verbale senza riscrivere i fatti
Prima: «metti in bella questo verbale»
La richiesta sembra innocua. L'IA esegue: corregge l'ortografia, ma riformula anche. «Sembra aver bevuto» diventa «era in stato di ebbrezza». Una dichiarazione riportata tra virgolette viene riassunta con altre parole. «Verso le 22» diventa «alle 22». Ogni modifica è minima, e ognuna sposta ciò che l'agente attesta con la propria firma. In tribunale, l'avvocato della difesa, lui sì, farà il confronto.
Dopo: l'IA segnala, l'agente corregge
Il rimedio consiste nel chiedere una rilettura, non una riscrittura. L'agente incolla un passaggio in cui ha sostituito gli elementi identificativi con dei segnaposto, e chiede all'IA di indicare, senza toccare il testo, ciò che fa sorgere dubbi.
Rileggi questo passaggio senza riscriverlo. Segnala le imprecisioni di ora o di luogo, le rotture di cronologia, le frasi che mescolano constatazione e interpretazione, le parole troppo vaghe e gli errori di ortografia. Non modificare mai una dichiarazione tra virgolette, e lascia i segnaposto tra parentesi quadre così come sono.
Riceve un elenco, non un nuovo testo. Decide, punto per punto, che cosa correggere nel proprio verbale. Lo stesso metodo serve a preparare un'audizione: una griglia di domande aperte, ordinate per tema, senza nulla di suggestivo, costruita su una situazione tipo.
Le stesse istruzioni per ogni rapporto
Prima: rispiegare tutto ogni volta
A ogni nuova conversazione bisogna ripetere all'IA che non deve inventare nulla, che deve mantenere i segnaposto, che non deve riformulare le dichiarazioni. Una sera di stanchezza si dimentica un'istruzione, ed è proprio quella sera che sarebbe servita.
Dopo: uno spazio e le sue istruzioni
L'agente crea uno spazio «Rapporti» e, nella scheda Assistente della pagina dello spazio, scrive una volta per tutte le sue regole: segnalare invece di completare, non modificare mai una citazione, mantenere i segnaposto tra parentesi quadre, distinguere constatazione e dichiarazione, uno stile sobrio con ore e date. Queste istruzioni prevalgono sulle sue preferenze generali e valgono per tutte le conversazioni dello spazio.
Nel pannello Riservatezza aggiunge anche le sue istruzioni di anonimizzazione: mascherare sempre le targhe, i numeri di procedimento, i nomi delle vie. Si applicano prima di qualsiasi invio a un modello anonimizzato, in aggiunta alla sua attenzione.
I limiti: la firma resta quella dell'agente
L'IA può sbagliare, e può inventare con sicurezza: una voce che non esiste nella vostra procedura, una menzione presentata come obbligatoria che non lo è, una qualificazione giuridica azzardata. Non conosce né le vostre istruzioni interne né il vostro gestionale di procedura. Una traccia va verificata sui modelli del vostro servizio, e un'osservazione di rilettura va valutata prima di essere seguita. Ciò che è scritto in un verbale, l'agente lo attesta da solo.
Cosa resta riservato
Con un modello confidenziale, le vostre domande e le risposte sono elaborate su server in Svizzera e in Europa, e da parte nostra non viene conservato nulla: la cronologia delle conversazioni e degli spazi resta nel vostro browser. Non potremmo produrla nemmeno se ci venisse richiesta, perché non la abbiamo.
I modelli anonimizzati sono una scelta dell'utente, mai un passaggio automatico. Se ne selezionate uno, il Filtro di riservatezza esamina prima il messaggio e, in presenza di un dato sensibile, propone di rispondere con un modello confidenziale, con il messaggio intatto, oppure di inviare una versione anonimizzata che rileggete. Nulla parte senza la vostra decisione.
Su un computer condiviso, la cronologia è leggibile da chiunque usi la stessa sessione del browser: aprite una sessione personale e chiudetela a fine turno. E se lavorate con tracce e segnaposto, ciò che circola non permette comunque di riconoscere un caso.