Note di seduta dello psicologo con l'IA, senza violare il segreto
Uno psicologo può affidare le note di seduta a un'IA? Sì, a patto che non sappia di chi si tratta e che non conservi nulla. Una settimana in studio, seguita da vicino.
Uno psicologo può affidare le note di seduta a un'IA? Sì, a patto che non sappia di chi si tratta e che non conservi nulla. Una settimana in studio, seguita da vicino.
«Posso mettere le mie note di seduta in un'IA?» La domanda torna in ogni intervisione, spesso a mezza voce. Perché le note si accumulano: qualche parola scarabocchiata tra un paziente e l'altro, abbreviazioni che tre settimane dopo non si capiscono più e, la sera, la voglia di riordinare tutto in dieci minuti invece che in un'ora.
La risposta breve: sì, se l'IA non sa di chi state parlando, se elabora il testo in un contesto che controllate e se non conserva nulla. Invece di un elenco di principi, ecco una settimana di lavoro di una psicologa immaginaria, Chiara, clinica libera professionista, con le richieste che fa davvero e ciò che ne fa dopo.
Ciò che si dice in seduta è probabilmente quanto di più intimo ci sia nella vita di una persona: le sue paure, la sua sessualità, i conflitti familiari, a volte fatti che non ha mai confidato a nessuno. Il codice deontologico della professione fa del segreto professionale un principio centrale, e il diritto penale ne punisce la violazione: in Svizzera l'art. 321 CP vale anche per gli psicologi, in Italia la rivelazione del segreto professionale è punita dall'art. 622 del codice penale. Queste informazioni sono inoltre dati sanitari, quindi dati particolarmente degni di protezione ai sensi della LPD e categorie particolari di dati ai sensi del GDPR.
Incollare note di seduta in un'IA di largo consumo significa affidarle a un terzo che spesso conserva la cronologia, a volte a lungo, e che talvolta è soggetto a un diritto estero. Anche senza nome, il racconto di una seduta può indicare qualcuno: una professione rara, una città di medie dimensioni, un preciso evento familiare bastano.
Un chiarimento prima di cominciare: IA Confidential non è né un software di cartella clinica né un servizio di hosting di dati sanitari. Non conserva nulla delle vostre sedute, ed è proprio per questo che non deve diventare il vostro archivio. La cartella resta dove la tenete oggi; l'IA vi aiuta a scrivere, niente di più.
Chiara crea un account e uno spazio che chiama «Sedute». Nella scheda Assistente dello spazio scrive le sue istruzioni, che varranno per tutte le discussioni che vi aprirà: lo schema delle sue note (temi affrontati, elementi di vissuto riferiti, osservazioni, ipotesi di lavoro, piste per la seduta successiva), uno stile sobrio, in terza persona, senza gergo inutile. Aggiunge una regola a cui tiene: distinguere sempre le parole del paziente, tra virgolette, dalle proprie interpretazioni.
Nel suo profilo, sezione Vincoli, indica di essere psicologa e tenuta al segreto professionale. Questo profilo è conservato nel suo browser e non viene mai inviato ai modelli esterni.
Infine controlla l'impostazione dei modelli: di base, le sue richieste saranno elaborate da modelli aperti installati su server in Svizzera, che non trasmettono nulla a terzi. Per impaginare delle note non le serve altro.
La giornata è stata intensa. Per ogni seduta Chiara ha qualche riga sul taccuino. Prima di batterle al computer fa una cernita: niente nome né iniziali, ma un riferimento che solo lei sa ricollegare alla sua cartella, «paziente A». Toglie anche ciò che renderebbe la persona riconoscibile pur senza nome: il mestiere esatto diventa «lavora nel settore ospedaliero», la città sparisce, il nome della sorella diventa «la sorella maggiore».
Poi apre una discussione nello spazio «Sedute» e scrive la richiesta che riutilizzerà per tutta la settimana, quella che potete copiare:
Ecco i miei appunti grezzi della sesta seduta di un paziente sulla trentina, seguito per crisi d'ansia. Riordinali secondo lo schema dello spazio. Riporta tra virgolette, parola per parola, le frasi che ho annotato tra virgolette. Non aggiungere alcuna ipotesi, alcuna diagnosi, alcuna pista che non ho scritto. Se un'abbreviazione è ambigua, non indovinarla: segnalala alla fine.
La nota torna strutturata in pochi secondi, con due abbreviazioni segnalate che Chiara completa da sé. Rilegge, corregge una formulazione che trasformava un'esitazione del paziente in un'affermazione, poi copia la nota nella sua cartella, dove ritrova l'identità della persona. Fa lo stesso per le altre due sedute, ciascuna nella propria discussione.
Il paziente B torna alle 15, per la decima volta. Chiara vuole avere il filo in mente. Incolla in una nuova discussione le ultime quattro note, già riordinate e senza identità.
A partire da queste quattro note di seduta, individua i temi che ritornano da una seduta all'altra e quelli che sono scomparsi. Per ogni tema, indica in quali sedute compare. Concludi con tre domande aperte che potrei tenere a mente, senza interpretazione clinica.
Il quadro le ricorda che un conflitto con un genitore, molto presente all'inizio della presa in carico, non è più stato affrontato da tre sedute. Forse non ne farà nulla, ma lo sa entrando in seduta. Le domande proposte sono banali; ne tiene una, riformulata a modo suo.

Una paziente le ha chiesto di scrivere al suo medico curante per sostenere un invio a uno psichiatra. Chiara ha il suo consenso a trasmettere gli elementi utili, e soltanto quelli.
Scrivi una breve lettera di una psicologa a un medico curante, per sostenere l'invio di una paziente a uno psichiatra. Elementi da trasmettere, e nient'altro: presa in carico da quattro mesi, disturbi del sonno persistenti, stanchezza marcata, richiesta di parere per un eventuale trattamento. Tono collegiale, una pagina al massimo, senza dettagli sul contenuto delle sedute.
L'assistente scrive la lettera come un documento, che lei può modificare ed esportare in Word o in OpenDocument. L'impaginazione è ricostruita a partire dal testo: Chiara riporta il contenuto nel proprio modello di lettera, aggiunge l'identità della paziente, la data e la firma. Il nome della paziente non è mai passato dall'IA.
Il venerdì Chiara presenta un caso alla sua supervisora. Per questa presentazione si spinge oltre nell'anonimizzazione: l'età diventa una fascia, la professione sparisce, gli eventi di vita sono riassunti senza date.
A partire da queste note, prepara la presentazione di un caso per una supervisione: contesto della presa in carico, evoluzione in sei mesi, ciò che mi mette in difficoltà nella relazione terapeutica e la domanda che voglio porre. Una pagina, senza alcun dettaglio che permetta di riconoscere la persona. Se un elemento ti sembra identificativo, segnalalo invece di riformularlo.
L'assistente le segnala che un dettaglio sul luogo delle vacanze di famiglia potrebbe bastare, in una piccola comunità, a riconoscere la paziente. Lo toglie. È esattamente il tipo di vigilanza che voleva raddoppiare.
Le note sono nella cartella, la lettera è partita, la presentazione è stampata. Chiara elimina le discussioni della settimana con «Elimina la conversazione»: esistevano solo nel suo browser e non hanno più motivo di restarci. Tiene lo spazio e le sue istruzioni per la settimana successiva.
L'IA è utile per strutturare, uniformare, ritrovare un filo. Non lo è per pensare la clinica al posto vostro.
Può sbagliare e inventare con sicurezza: attribuire al paziente una frase che non ha detto, irrigidire una sfumatura, infilare un termine diagnostico che non avete mai usato. Per questo la richiesta di Chiara vieta ogni aggiunta ed esige le virgolette parola per parola, e per questo lei rilegge ogni nota prima di riportarla. La nota resta vostra, con la vostra responsabilità.
Non ha nemmeno il vostro ascolto. Ciò che individua in un testo sono ripetizioni e assenze; ciò che si gioca nella relazione, il silenzio, il transfert, non lo vede.
Infine, alcune situazioni non guadagnano nulla a passare da un'IA, nemmeno confidenziale: un minore in pericolo, una rivelazione di violenze, un procedimento giudiziario in corso. Lì si scrive da sé, e ci si fa aiutare da un collega o da un supervisore.
Con un modello confidenziale, le note che incollate e le risposte sono elaborate su server situati in Svizzera, nel quadro della legge svizzera sulla protezione dei dati (LPD), e da parte nostra non viene conservato nulla. La cronologia vive nel vostro browser: non potremmo produrla nemmeno se ci venisse richiesta, perché non l'abbiamo. E una discussione eliminata non esiste più da nessuna parte.
Nulla parte verso un modello esterno senza che l'abbiate scelto. Se ne selezionate uno e il vostro messaggio contiene un dato sensibile, il Filtro di riservatezza si interpone e vi propone di rispondere con un modello confidenziale, con il messaggio intatto, oppure di inviare una versione anonimizzata che rileggete. Per le note di seduta, restate sui modelli confidenziali. Il vostro profilo, invece, non viene mai inviato a un modello esterno.
La protezione migliore resta quella di Chiara il martedì sera: ciò che circola non permette di riconoscere il paziente. E se il vostro computer lo usa anche qualcun altro, in studio o a casa, usate una sessione personale del browser: la cronologia è leggibile da chiunque la apra.
I medici seguono la stessa logica per le loro lettere: vedete la nostra guida sul referto medico con l'IA. Per sapere fino a che punto anonimizzare un racconto prima di affidarlo a uno strumento, leggete la differenza tra anonimizzazione e pseudonimizzazione, e tenete a portata di mano l'elenco dei dati da non incollare mai in un'IA.
Per provare la richiesta del martedì su una seduta inventata: aprite la chat.